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Storia

Il punto d’inizio è collocabile ai tempi della campagna Fermiamo un fucile per volta che lanciammo a Parma nel 1993 per l’accoglienza e il sostegno dei disertori della guerra nella ex Jugoslavia. Dopo la caduta del muro di Berlino scoprivamo che le guerre non stavano diminuendo, anzi sembravano aumentare e giungevano vicinissimo. Sono gli anni della deflagrazione, sconvolgente, della guerra nella ex Jugoslavia.

Molti gruppi in Italia, particolarmente relazionandosi con Ics (Consorzio italiano di solidarietà), si impegnavano contro la guerra e a fianco della popolazione civile sperimentando una forma di “diplomazia dal basso”. Tutti gli Stati europei condannarono questo conflitto, ma non fecero nulla per risolverlo diplomaticamente. L’Italia, pur non essendosi mai data una legge sull’asilo, aveva approvato una legge insolita e molto positiva: la legge 390/92 che all’articolo 2 stabiliva che i disertori e gli obiettori di coscienza della ex Jugoslavia avevano diritto di protezione in Italia.

LE ORIGINI

Nel 1994, attraverso “Le Monde Diplomatique”, venimmo a conoscenza che un’altra associazione, il Forum civico europeo, presente in Francia, Svizzera, Austria e Germania, stava conducendo in Europa la medesima campagna. Dal collegamento che si realizzò con il Forum civico europeo, la campagna di Parma ricevette un riconoscimento a Bruxelles nel novembre 1994 e nel 1995 pubblicammo il libro Disertori dalla guerra nella ex Jugoslavia (ed. Alfazeta), in cui si documentava l’esperienza di molte persone, non considerate dai media, che in quel Paese erano impegnate per la convivenza. Dal comune di Parma avevamo avuto un appartamento per realizzare l’accoglienza, che autofinanziavamo. Ospitammo obiettori (disertori) provenienti da ogni regione della ex Jugoslavia, di ogni etnia, di ogni religione e tra di loro la convivenza pacifica si realizzava sempre come a dimostrazione di un teorema.

Pur avendo una legge idonea, l’Italia non aveva predisposto l’accoglienza. Effettivamente molti giovani disertori venivano respinti alla frontiera, anzi nonostante la legge venivano espulsi dall’Italia. Il caso di Dzevad segnò per noi una svolta: un ragazzo bosniaco, fuggito dall’arruolamento, arrivato a Udine e da lì espulso. Lo accogliemmo e facemmo per lui il ricorso tra Parma, Udine e Torino. L’avvocato che lo curava era il presidente dell’Asgi, Associazione studi giuridici sull’immigrazione. Vincemmo il ricorso.

Da allora in avanti continuammo ad accogliere.

Dopo gli ex jugoslavi, fu la volta dei curdi. Prendevano corpo alcune evidenze: l’assenza in Italia di una legge organica sull’asilo spiegava la mancanza di strutture statali per l’accoglienza e pertanto i richiedenti asilo venivano abbandonati a se stessi. Non era sufficiente l’impegno del volontariato, occorreva far pressione affinché lo Stato assolvesse al proprio dovere di ospitalità. Le associazioni potevano riuscire a coinvolgere le istituzioni più raggiungibili: i comuni, le province. Occorreva inoltre essere in grado di tutelare, anche legalmente, il diritto degli stranieri. La materia non era parte dei corsi della facoltà di giurisprudenza, gli avvocati esperti erano pochissimi in Italia.

Riuscimmo a condividere questi temi con altre associazioni, di stranieri e i italiani, e con i sindacati. Nel 1999, con il sostegno di Forum Solidarietà (Centro servizi per il volontariato di Parma), promuovemmo il progetto Immigrazione asilo e cittadinanza che ebbe tra le sue azioni un corso di formazione ed approfondimento, rivolto agli operatori del diritto, nella materia inerente alla condizione giuridica dello straniero in Italia che fu condotto da Asgi e si tenne presso l’Università di Parma. Fu il primo corso, altri ne avremmo organizzati negli anni successivi.

LA FORMALIZZAZIONE

Il Ciac, Centro immigrazione asilo e cooperazione onlus, nasce nella seconda metà del 2000 a conclusione del progetto Immigrazione asilo e cittadinanza e si costituisce formalmente nel gennaio 2001. Come nelle premesse, il Ciac è:

- un archivio giuridico, quindi un centro di studio aperto;

- un centro di competenze di supporto agli immigrati e alle associazioni di solidarietà;

- un luogo di accesso per gli stranieri al diritto, ovvero un luogo di conoscenza, ove è possibile vedere stranieri e giuristi che insieme studiano la materia; ove gli stranieri possono in prima persona usare la legge a tutela della loro condizione;

- un luogo di auto-aiuto;

- un luogo d’incontro per gli stranieri: di riunione delle comunità, di possibilità di espressione culturale, ove (centro multimediale) è possibile leggere libri o vedere videofilmati nelle lingue originali.

In stretto rapporto con Ics e Asgi, cui Ciac aderisce.

Nel 2001 la legge Turco-Napolitano consentì ai comuni di ottenere finanziamenti per progetti volti all’integrazione degli stranieri. In quell’occasione Ciac propose due progetti:

- Immigrazione asilo e cittadinanza, in collaborazione con sette comuni del parmense. L’obiettivo del rispetto dei diritti degli stranieri prevedeva la diffusione delle competenze giuridiche in materia tra i dipendenti comunali e l’apertura (ex novo) di uno sportello rivolto agli stranieri in ciascuno dei sette comuni, a gestione diretta, con il supporto e la consulenza dei legali di Ciac per i casi più complessi;

- Accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati in stato di necessità, con il comune di Sala Baganza.

GLI SPORTELLI

Il coinvolgimento dei comuni, da tempo ricercato, aveva avuto successo grazie alla loro disponibilità, alla condivisione programmatica ed all’impulso dato dalla amministrazione provinciale nell’ambito dei Piani territoriali per l’integrazione degli stranieri. Nel 2003 la collaborazione del Ciac, sul concetto del sostegno giuridico rivolto agli stranieri, si estendeva a 23 comuni del parmense, con 23 sportelli aperti. Il progetto ha prodotto servizi e una rete di sportelli tuttora aperti.

Tutelare i diritti degli stranieri, quindi anche il diritto d’asilo. Nella grave inadeguatezza italiana al riguardo, tutelare il diritto d’asilo significa assumersi un carico maggiore e in primissimo luogo saper produrre accoglienza e risposte ai bisogni materiali. Da anni Ciac, con la Provincia di Parma, i Comuni, Amnesty International, svolge una intensa opera di sensibilizzazione sul diritto d’asilo verso l’intero territorio: i risultati si sono innanzitutto visti con il progetto di Sala Baganza, cui già partecipa anche l’Ausl, ottimamente riuscito e presto entrato a far parte della Rete europea per il supporto e la riabilitazione delle vittime di tortura, quindi con il coinvolgimento di un numero crescente di comuni nell’impegno per l’accoglienza, l’integrazione di richiedenti asilo/rifugiati/titolari di protezione umanitaria e la riabilitazione nel caso di vittime di tortura.

L'ACCOGLIENZA IN SPRAR

Nel 2003 Ciac con 26 comuni della provincia di Parma, Fidenza a capofila, presentava al bando Anci il progetto Terra d’asilo che si aggiudicò il primo posto in ambito nazionale tra i progetti approvati. Dal 2004 Terra d’asilo è parte del Sistema nazionale di protezione dei richiedenti asilo e dei rifugiati (SPRAR).

Nel 2005 Ciac, Provincia di Parma, Comuni di Langhirano, Tizzano Sala Baganza e Fidenza sono a fianco della Regione Emilia Romagna per l’impostazione di un intervento a livello regionale sull’asilo: ne nascerà il progetto che significativamente si chiamerà Emilia Romagna, terra d’asilo.

Se l’obiettivo raggiunto con il coinvolgimento degli enti locali sembra un sogno rispetto l’accoglienza iniziale, autofinanziata e promossa da un’associazione di volontariato, si è tuttavia consapevoli che il traguardo raggiunto è ancora ben piccola cosa, che molto rimane ancora da fare affinché il diritto d’asilo in Italia trovi adeguata applicazione e siano garantite dignità ed opportunità alle persone.

Negli anni successivi, continua l’impegno di CIAC nel sistema SPRAR e in favore dell’accoglienza integrata e diffusa. Il progetto Terra d’asilo continua a essere confermato di anno in anno, con il ritmo dei successivi bandi. Dal 2014 poi CIAC si aggiudica anche – primo posto nella graduatoria SPRAR a livello italiano – anche il bando per il progetto di Parma “Una città per l’asilo”, andando così ad ampliare non solo il numero di posti ma anche il radicamento territoriale su gran parte della provincia. A partire dall’ampliamento avvenuto nel 2017, il progetto comprende anche gli enti racchiusi del coordinamento “La civiltà dell’accoglienza”.

GLI ALTRI PROGETTI

Nel frattempo, a partire dal 2009, CIAC si impegna anche in rete con altri soggetti a livello nazionale, nei primi progetti finanziati attraverso il Fondo Europeo per i Rifugiati (FER) e il Fondo Europeo per l’Integrazione (FEI). La pionieristica esperienza e ricerca svolta nell’ambito del progetto “Lontani dalla violenza” porta all’evidenza dei servizi pubblici il tema delle vittime di tortura e della loro presa in carico integrata: da lì nascerà poco dopo – tra i primi in Italia – il Coordinamento Interdisciplinare Socio-Sanitario (CISS), tuttora attivo, tra CIAC e AUSL, che ha permesso – ampliando negli anni la sua portata - di affrontare i casi di alta complessità socio-sanitaria (disabili, disagio mentale, vittime di tortura, vittime di violenza, vittime di tratta, minori in corso di accertamento di età anagrafica) secondo ordini del giorno programmati e garantendo la sinergia tra progetto SPRAR e servizi territoriali.

Numerosi altri progetti finanziati attraverso fondi europei e nazionali hanno permesso negli anni a venire di innovare i servizi, oltre che di consolidare pratiche già esistenti. Tra questi si ricordano ad esempio “Per una accoglienza e una relazione d’aiuto transculturale: linee guida per una accoglienza integrata” (2010), “Salutare” (2011), “RE-START UP” per il sostegno dell’autoimprenditorialità dei rifugiati vulnerabili (2012), “Interconnessioni. Percorsi di prevenzione, mediazione e promozione della comunità nel territorio parmense” (2014), “Rilega: i fili dell’autonomia” (2014), “Àncora” (2017), “Àncora 2.0” (2020), “BECOMER – Benessere di comunità” (2020), “INTARSI - Azioni in rete per una comunità accogliente” (2020), solo per citare i principali finanziati attraverso fondi europei. Da segnalare inoltre la collaborazione avvenuta nell’ambito di bandi del Fondo asilo migrazione e integrazione (FAMI) con rilevanti istituzioni pubbliche, tra cui la Prefettura e la Questura di Parma

Altri finanziamenti (per esempio attivati partecipando a bandi della Fondazione Cariparma, dell’8 per mille o di altri finanziatori pubblici e privati) hanno altresì permesso di consolidare il sistema di tutela, accoglienza e integrazione nel territorio di Parma e provincia: a titolo esemplificativo possiamo citare “Rete: protezione di rifugiati non inseriti nello SPRAR” (2012), “Mondo nuovo” (2017), “Interfacce” (2018), “Chiavi in mano” (2019), “WEL-FARE COMUNITÁ. Territori accoglienti per uno sviluppo inclusivo” (2019), “SAFE! Speak-up Against Female Exclusion – Nuovi strumenti per la prevenzione di discriminazione e violenza di genere e per la presa in carico interculturale integrata” (2019), “Una comunità che accoglie: partecipazione, generatività, sostenibilità per l’integrazione dei migranti a rischio esclusione” (2020).

LE RETI

Questa intensa attività non è avvenuta in modo solitario ma anzi ha rappresentato l’occasione per un continuo confronto ed elaborazione tanto a livello nazionale che locale. Non è un caso che proprio CIAC sia tra i fondatori e principali animatori di “EuropAsilo”, una rete nazionale per il diritto d’asilo che dal 2013 unisce alcuni tra i soggetti più attivi nell’accoglienza diffusa, con l’intento di promuoverne l’approccio attraverso azioni di formazione e advocacy multilivello. A livello locale, lo stesso intento di rafforzare il confronto e di costituire una rete etica coesa, con una forte condivisione etico-valoriale e con il rifiuto di un’ottica speculativa e meramente gestionale dell’accoglienza, si ritrova del Coordinamento “La civiltà dell’accoglienza” (di cui CIAC è ente coordinatore) che comprende la Comunità di Betania, Caritas, Di mano in mano, Il pozzo di Sicar, il Centro Aiuto alla Vita e l’istituto del Buon Pastore e che dal 2017 partecipa con CIAC ai servizi offerti dal progetto SPRAR “Una città per l’asilo”.

Oltre all’intenso lavoro di rete con altri soggetti del terzo settore, l’attenzione di CIAC – coerentemente con le sue stesse origini – si è sempre rivolta anche alla sensibilizzazione e al coinvolgimento della cittadinanza più ampia. Tanto più quando è risultato sempre più chiaro che il razzismo e i comportamenti discriminatori, o quantomeno diffidenti, erano in crescita anche a Parma e nella sua provincia, atteggiamenti fomentati dal clima di odio e sovraesposizione mediatica di cui è stato oggetto il fenomeno migratorio negli ultimi anni. L’accoglienza diffusa e la presenza capillare sul territorio – anche attraverso la rete di quasi trenta sportelli “Immigrazione Asilo e Cittadinanza” – non erano di per sé sufficienti per rappresentare un presidio stabile e riconoscibile, e soprattutto per alimentare in modo sistematico quel contatto interculturale tra rifugiati e comunità locali che è così centrale nei percorsi di integrazione dei migranti, ma anche nella diminuzione delle paure e delle chiusure dei “vecchi” cittadini.

Per questo a partire dal 2015 è stato fatto un investimento particolare per immaginare forme di accoglienza e di relazione che mettessero al centro l’opportunità di creare legami stabili e caldi tra nativi e migranti, contribuendo così ad ampliare e diversificare le rete sociali e ad offrire occasioni per “aprire gli occhi sul mondo”. Nel 2015 nasce la sperimentazione nazionale in ambito SPRAR “Rifugiati in famiglia”, attraverso cui famiglie italiani possono ospitare per un periodo definito un rifugiato, aiutandolo nel suo percorso di inserimento e soprattutto offrendogli il calore di una casa e delle sue relazioni. L’anno successivo – nel 2016 – vede la luce il co-housing interculturale tra giovani italiani e giovani rifugiati “Tandem”. Nel 2017 si va oltre la dimensione della convivenza e della coabitazione proponendo la figura del tutor territoriale per l’integrazione, un singolo o un’associazione che affianca nel suo percorso un rifugiato, diventando un punto di riferimento caldo e amicale.

LA LOTTA CONTRO I DECRETI

Questo patrimonio di relazioni non si è rivelato particolarmente efficace solo per i rifugiati direttamente interessati ma anche per lo stesso CIAC che ha ricevuto stimoli ed energia da una rete di contatti fortemente mobilitati e sensibilizzati, che si sono spesso attivati non solo per il rifugiato con cui erano più direttamente entrati in contatto ma anche in modo più trasversale per il diritto d’asilo, la solidarietà, l’accoglienza. Ciò si è reso ancora più evidente alla fine del 2018, quando un repentino cambiamento giuridico a livello nazionale ha di fatto minato alle basi il diritto d’asilo e il sistema di accoglienza: attraverso i decreti immigrazione e sicurezza e poi la legge 132 l’abrogazione della protezione umanitaria ha aumentato in modo drammatico il numero dei richiedenti asilo destinati a diventare irregolari ed esclusi da qualsiasi forma di accoglienza e tutela. Tanto più che la nuova legge è anche intervenuta smantellando di fatto lo SPRAR – da allora denominato SIPROIMI – escludendo i richiedenti asilo e di fatto chiunque non fosse titolare di protezione internazionale.

CIAC, con le sue reti e con il sostegno di tanti cittadini e cittadine, è stato da subito in prima linea nell’invocare una radicale riforma e il ripristino (quantomeno) della protezione umanitaria e dell’esistenza di un sistema unico di accoglienza: si segnala ad esempio la giornata nazionale call for action “L’asilo rEsiste” che già il 15 dicembre 2018 ha portato a Parma centinaia di operatori e attivisti. Ma oltre che nella critica e nella protesta CIAC si è anche attivato immediatamente sul fronte della proposta, lavorando all’individuazione di possibili soluzioni, almeno sul base locale.

A fine dicembre 2019 viene così aperta la casa “Wonderful World”, un’accoglienza di comunità per dare assistenza agli esclusi ma anche per offrire ai più di 60 volontari che si sono spontaneamente attivati l’occasione per un confronto quotidiano con i migranti e con CIAC, in un’ottica di risposta comunitaria ai fattori di esclusione – giuridica ma anche sociale – di cui erano vittima i rifugiati accolti. L’esperienza – che nel 2020 ha attraversato la crisi della pandemia senza interrompere l’accoglienza e le attività che si sono tuttavia modificate per rispondere alle esigenze di sicurezza sanitaria – si sta sviluppando anche nella direzione del turismo solidale, con l’apertura di una casa per ferie, e della nascita di una Casa della pace, verso cui far convergere le tante realtà cittadine e non solo che riconoscono da sempre il filo rosso che connette la guerra, la violenza, le violazione dei diritti umani in tanti luoghi del mondo con le dinamiche di esclusione, discriminazione, odio che imperversano in Italia. E non solo nei confronti di migranti e rifugiati.

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