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CIAC aderisce alla mobilitazione: “No ai CPR, no ai grandi centri in Emilia-Romagna”

CIAC ha aderito alla mobilitazione attivata dalla Rete regionale “No ai CPR, no ai grandi centri – Emilia-Romagna”.

CIAC ha aderito alla mobilitazione attivata dalla Rete regionale “No ai CPR, no ai grandi centri – Emilia-Romagna”.

Negli ultimi anni abbiamo costantemente respinto al mittente l'idea di aprire un CPR sul nostro territorio.

Già nel 2023, in seguito alle dichiarazioni pubbliche di un parlamentare della maggioranza e del Questore che prospettavano l'apertura di un CPR a Bologna, abbiamo preso parola e organizzato una manifestazione cittadina. Persone con un percorso di migrazione, decine e decine di associazioni, avvocati, realtà del sociale e del terzo settore, hanno deciso di dare alla mobilitazione una valenza regionale: mai più un CPR in Emilia-Romagna. Pochi mesi dopo, il Governo ha ritentato provando a riaprire un CPR a Ferrara. Anche in quel caso, grazie a una messa in rete cittadina e a una mobilitazione regionale che ha portato in piazza oltre 2.000 persone, l'idea è stata nuovamente respinta.

Troviamo inverosimile che, questa volta, una proposta simile arrivi da chi è chiamato a rappresentare la nostra comunità regionale, in particolare dal Presidente della Regione, che nel proprio programma elettorale aveva scritto testualmente:

    “Affronteremo l'accoglienza con umanità e organizzazione. Questo significa anche che l'Emilia-Romagna rigetta i CPR.”

È una formulazione inequivocabile. Era questa la fiducia riposta da molte realtà sociali, da tante persone che ogni giorno operano nell'accoglienza e nella tutela dei diritti umani.

Purtroppo, però, questa ambiguità non ci sorprende del tutto. Conosciamo le difficoltà di una parte politica ancora incapace di non inseguire la destra su temi che riguardano la sicurezza, relazionandola alla necessità dell'apertura di quelli che in molti definiscono i "lager del nostro tempo" e nel contempo dimenticando che alla base di tutte queste insane proposte c'è la mancata previsione, e non da oggi, di regolari canali di accesso in Italia. Di questo aspetto nessuno parla, nemmeno la parte politica che meglio dovrebbe rappresentare valori democratici.

Il rifiuto dei CPR non è mera ideologia, si tratta di dati di realtà. Numerosi rapporti autorevoli evidenziano come i CPR registrino tassi di conflittualità interna e di disagio psicologico molto più alti rispetto a centri di accoglienza sociale e come siano associati a un numero altissimo di suicidi e tentati suicidi, confermato da indagini della magistratura e da monitoraggi indipendenti.

Come CIAC, ribadiamo che il rispetto della parola data è fondamentale: chi governa ha il dovere di rispettare le promesse fatte a chi l'ha eletto.

In regione, a Bologna, un CPR — allora CIE/CPT — fu fatto chiudere. La città si ribellò, con modalità diverse e pluralità di pratiche, fino ad arrivare a smontare letteralmente quella struttura. È un pezzo di storia collettiva che parla di dignità, solidarietà e democrazia e sulla quale non si può tornare indietro.

Lo diciamo con chiarezza: in Emilia-Romagna non verrà mai più riaperto un CPR. Le città sono pronte a impedire che nella regione venga aperto un Centro di detenzione illegale per migranti.

Non è questione di ideologia: è questione di priorità, di umanità, di rispetto delle persone — tutte. I lager non possono esistere in Emilia-Romagna e nemmeno altrove. Non più.

 

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