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Giustizia, Livio Cancelliere riprende lo sciopero della fame

E' ora al quinto giorno. Sembrava che il 23 dicembre il governo decidesse qualcosa, invece non è successo. E quindi Livio ha ripreso il suo sciopero della fame per avere i diritti che gli spettano.

Cronaca

Giustizia, Livio Cancelliere riprende lo sciopero della fame

E' ora al quinto giorno. Sembrava che il 23 dicembre il governo decidesse qualcosa, invece non è successo. E quindi Livio ha ripreso il suo sciopero della fame affinché alla magistratura onoraria siano riconosciuti i diritti che le spettano.
In Italia a scioperare c'è lui e due colleghe giudici onorarie in Sicilia.
Livio è uno deciso e noi siamo con lui!

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 Livio Cancelliere lavora a Parma come got, giudice onorario del Tribunale. Da quando ha deciso di dare corpo alla protesta attraverso lo sciopero della fame ha perso cinque chili. Ne ha prima parlato con la moglie, che lo sostiene in questa decisione così estrema, poi ha cominciato ‘a saltare i pasti’ per protestare contro le condizioni di lavoro a cui lui e migliaia di colleghi non togati sono quotidianamente sottoposti. A loro, come rivela sempre «Il Fatto», è stato demandato l’80% del carico delle udienze penali e il 50% di quelle civili. Costo della prestazione? 98 euro lordi ad udienza, senza garanzie retributive, malattia, maternità, pensione e ferie. La scelta dell’avvocato isernino è maturata in seguito all’esempio di alcune colleghe siciliane che hanno cominciato lo sciopero della fame, attualmente sospeso.

Si parla da troppo tempo di una riforma che restituisca dignità a questi operatori della giustizia; sei mesi fa, tra l’altro, c’è stato il pronunciamento della Corte di giustizia europea che ha sancito come un magistrato non togato «nell’ambito delle sue funzioni, svolga prestazioni reali ed effettive, che non sono né puramente marginali né accessorie». Ma della riforma, annunciata a chiacchiere e tanto attesa, nessuna traccia. A meno che non prenda sostanza l’apertura verso un decreto d’urgenza, anche questo al momento annunciato. «Il nostro è un lavoro sordo, un lavoro che non viene pagato» spiega Livio Cancelliere a «Il Fatto Quotidiano». «Non ci sono solo le udienze, ci sono un prima e un dopo che vanno seguiti dal punto di vista professionale. Quando è esplosa la pandemia da Covid-19, durante il lockdown, noi giudici onorari siamo tornati in tribunale per rinviare, fascicolo per fascicolo, tutti i processi che non si potevano svolgere».

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