Contro i CPR per la democrazia
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Contro i CPR per la democrazia
Viviamo un passaggio storico terribile che non possiamo più ignorare. La volontà di rafforzare il sistema CPR – luoghi di detenzione amministrativa dove persone vengono private della libertà per ragioni amministrative e in assenza di garanzie procedimentali e giurisdizionali – l’introduzione delle zone rosse, un innalzamento del livello repressivo contro ogni forma di protesta contenuta nei pacchetti sicurezza, rappresentano uno dei volti di una trasformazione profonda dello Stato di diritto. Non sono eccezioni: sono il segnale a cui si stanno aggiungendo anche politiche che tentano di cancellare il diritto d’asilo e di consolidare una legislazione speciale, con diritti minori, per le persone di origine straniera, criminalizzando il mondo dell’immigrazione. Lo abbiamo visto anche in questi giorni con le intimidazioni porta a porta e sul lavoro che non hanno risparmiato nemmeno i medici. Chi lavora per tutelare la salute e la dignità delle persone, senza discriminazione alcuna e nel rispetto del codice deontologico, non può in nessun modo essere ostacolato nell’esercizio delle proprie funzioni.
Quello a cui stiamo assistendo è l’erosione progressiva di ogni garanzia democratica. La repressione non colpisce più soltanto chi è ai margini: si estende ad attivistx, alle realtà solidali, a magistratx, a sanitarx, a chi organizza mutualismo e forme di resistenza. Si criminalizza il dissenso, si sgomberano luoghi di aggregazione, si costruisce un clima di paura come strumento di governo.
Da Minneapolis all’Europa, le mobilitazioni degli ultimi mesi hanno mostrato due cose: da un lato una richiesta potente di giustizia sociale e libertà; dall’altro una risposta sempre più militarizzata, securitaria, autoritaria. Non è una somma di episodi isolati. È l’inizio di una nuova fase.
Il modello democratico che ci è stato raccontato come stabile e garantista sta mutando sotto i nostri occhi. Si restringono gli spazi di partecipazione reale, si amplia l’uso della repressione preventiva, si normalizzano dispositivi emergenziali permanenti. Chi governa punta sulla frammentazione e sull’isolamento e nel frattempo avanza un’economia di guerra e l’abbandono del diritto internazionale.
Per questo è necessario agire per contrastare la narrazione tossica e le misure repressive di questo governo, che attraverso la sempre più forte criminalizzazione, sperimenta e attua modelli repressivi che minano i diritti di libertà di tutti. Non è accettabile alcun censimento a queste politiche, soprattutto se arrivano da forze politiche di opposizione. I CPR sono ‘istituzioni totali’ da chiudere, come illustrato chiaramente anche nel rapporto di monitoraggio su tutti i CPR italiani realizzato dal Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI) e che verrà in parte presentato nel corso dell’assemblea. Tale modello repressivo non dove trovare alcuno spazio in nessun luogo né a Bologna-dove quel luogo inumano è stato chiuso anni fa grazie anche alle mobilitazioni sociali-né altrove.
Intendiamo convocare un’assemblea territoriale ampia e plurale per assumerci una responsabilità collettiva.Vogliamo rimettere al centro organizzazione, partecipazione, convergenza tra realtà diverse. Vogliamo superare la logica delle singole vertenze e costruire una risposta comune contro i CPR, contro la repressione degli spazi sociali, contro la criminalizzazione del conflitto per difendersi dai continui attacchi del Governo alle città.
Ci vediamo al TPO.
Porta idee, energie e desiderio di cambiamento.

